Tra i gironi più intriganti della Coppa del Mondo 2026 c’è sicuramente il Gruppo I, un concentrato di stelle mondiali, fisicità d’oltreoceano e storie di riscatti attesi da decenni.
In prima fila c’è la Francia di Didier Deschamps, considerata una delle grandi favorite per la vittoria finale. La Norvegia rappresenta invece la grande novità europea, tornata sul palcoscenico più importante con una generazione di fenomeni.
Calendario completo (orari italiani)
Francia–Senegal, 16 giugno 2026 ore 21:00, New York New Jersey Stadium (East Rutherford)
Iraq–Norvegia, 17 giugno 2026 ore 00:00, Boston Stadium (Foxborough)
Norvegia–Senegal, 22 giugno 2026 ore 21:00, New York New Jersey Stadium (East Rutherford)
Francia–Iraq, 22 giugno 2026 ore 21:00, Philadelphia Stadium (Philadelphia)
Norvegia–Francia, 26 giugno 2026 ore 21:00, Boston Stadium (Foxborough)
Senegal–Iraq, 26 giugno 2026 ore 21:00, Toronto Stadium (Toronto)
FRANCIA
Profilo e ambizioni
Sono passati solo due anni dall’amara spedizione agli Europei e quattro dalla leggendaria finale persa ai rigori in Qatar contro l’Argentina. Dopo aver sfiorato il bis consecutivo, in Francia l’obiettivo è solo uno: riprendersi la coppa. La rosa a disposizione dei Bleus è, per profondità e qualità complessiva, probabilmente la migliore del pianeta e la sensazione è che la squadra sia nel pieno della sua maturità calcistica.
Alla sua diciassettesima partecipazione, la Francia vuole confermare lo status di superpotenza e blindare subito il passaggio del turno, evitando i cali di tensione che in passato hanno caratterizzato i suoi gironi.
Il CT: Didier Deschamps
Garante della cultura vincente transalpina, Deschamps siede sulla panchina della nazionale dal lontano 2012. Per questa spedizione non rinuncerà al suo assetto equilibrato, un 4-2-3-1 pronto a mutare in un più solido 4-3-3. La formazione tipo vede Maignan blindare i pali, Koundé e Theo Hernandez sulle corsie laterali, con la coppia invalicabile formata da Saliba e Upamecano al centro. In mediana la diga è tutta di marca madrilena con Camavinga e Tchouaméni. Sulla trequarti spazio all’estro: Dembélé e Barcola larghi, Griezmann a inventare centralmente dietro l’unica punta.
Il modulo: 4-2-3-1
Formazione tipo: Maignan; Koundé, Saliba, Upamecano, Theo Hernandez; Camavinga, Tchouaméni; Dembélé, Griezmann, Barcola; Mbappé. Fuori dall’undici titolare troviamo stelle del calibro di Marcus Thuram, Kingsley Coman e il gioiellino Zaïre-Emery, elementi che farebbero la fortuna di qualsiasi altro commissario tecnico. Deschamps sa di poter spaccare le partite nei secondi tempi proprio grazie a questa panchina extralusso.
Il fenomeno: Kylian Mbappé
La stella polare non può che essere Kylian Mbappé. Il capitano dei Bleus arriva al Mondiale americano con gli occhi del mondo addosso e la ferma intenzione di timbrare un’altra rassegna da capocannoniere. La sua velocità e la sua capacità di vedere la porta lo rendono il pericolo pubblico numero uno per ogni difesa del raggruppamento.
NORVEGIA
Profilo e ambizioni
Dopo ben 28 anni di dolorosa assenza, la Norvegia torna finalmente a respirare l’atmosfera della fase finale di un Mondiale. L’ultima apparizione risale a Francia ’98, ma la squadra che si presenta oggi oltreoceano non ha nulla a che vedere con quella fisica e operaia del secolo scorso. La selezione scandinava esprime oggi un calcio tecnico, spregiudicato e moderno, trascinata da individualità generazionali che militano nei top club europei. La qualificazione, ottenuta con autorevolezza, ha scatenato l’entusiasmo in patria: l’obiettivo minimo è superare lo scoglio dei gironi.
Il CT: Ståle Solbakken
L’architetto di questo miracolo è Ståle Solbakken, tecnico esperto che ha saputo dare un’identità tattica precisa a un gruppo che in passato peccava di fragilità difensiva. Solbakken non rinuncia al suo credo offensivo basato sul 4-3-3, dove la stella polare a centrocampo risponde al nome di Martin Ødegaard, incaricato di ripulire ogni pallone e innescare i velocisti esterni Nusa e Bobb.
Il modulo: 4-3-3
Formazione tipo: Nyland; Ryerson, Østigård, Hanche-Olsen, Wolfe; Ødegaard, Berge, Thorsby; Bobb, Haaland, Nusa. In mezzo al campo il dinamismo di Sander Berge e la corsa dell’ex sampdoriano Morten Thorsby sono fondamentali per garantire equilibrio a una squadra sbilanciata in avanti. In difesa, l’esperienza aerea di Leo Østigård guiderà il reparto.
Uomini chiave
I riflettori del pianeta saranno fissati sul “cyborg” Erling Haaland. Il bomber del Manchester City fa il suo debutto assoluto in un Mondiale ed è chiamato a tradurre in gol la mole di gioco prodotta da una trequarti di enorme qualità. Accanto a lui, la fantasia del capitano dell’Arsenal Martin Ødegaard e l’imprevedibilità del giovane talento del Lipsia, Antonio Nusa, saranno le armi principali per scardinare i blocchi difensivi avversari.
L’assenza storica: la fine dell’era dei “corazzieri”
La lista ufficiale segna il definitivo cambio di passo rispetto al passato: niente chili e centimetri fini a se stessi in avanti, ma spazio ad attaccanti mobili e rapidi. L’unico vero punto di riferimento d’area resta Haaland, supportato da esterni di pura tecnica e palleggio.
SENEGAL
Profilo e ambizioni
Stabilmente ai vertici del calcio africano, il Senegal si presenta ai Mondiali del 2026 forte di una bacheca recente che vanta la Coppa d’Africa del 2022 e ottime prestazioni internazionali. I Leoni della Teranga combinano un atletismo devastante con una disciplina tattica ormai europea, figlia del percorso dei loro leader nei principali campionati del vecchio continente. L’obiettivo dichiarato è eguagliare o superare lo storico quarto di finale del 2002.
Il CT: Aliou Cissé
In panchina siede l’eterno Aliou Cissé, l’uomo simbolo del calcio senegalese, capace di unire lo spogliatoio come nessun altro. Il suo 4-3-3 fa perno sulla solidità difensiva orchestrata dal leader Kalidou Koulibaly e sulle ripartenze brucianti sulle fasce. Cissé punta tutto sulla compattezza del gruppo e sull’esperienza dei suoi veterani.
Il modulo: 4-3-3
Formazione tipo: Mendy; Jakobs, Koulibaly, Niakhaté, Diallo; Camara, Gueye, Sarr; Ismaïla Sarr, Jackson, Mané. Un undici solido, dove la fisicità a metà campo di Lamine Camara e Pape Matar Sarr garantisce protezione alla linea difensiva e permette agli esterni offensivi di rimanere alti per far male in transizione.
Uomini chiave
Se l’immortale Sadio Mané resta il leader emotivo e spirituale della squadra, il peso dell’attacco è oggi sulle spalle di Nicolas Jackson. Il centravanti del Chelsea è nel momento migliore della carriera e porta dinamismo e fisicità nel reparto avanzato. Dietro, la diga formata da Koulibaly e Edouard Mendy tra i pali offre ampie garanzie.
La particolarità: asse Chelsea-Arabia
La rosa unisce l’esperienza di chi ha scelto i ricchi contratti della Saudi Pro League (Mendy, Koulibaly, Mané) con la freschezza atletica dei nuovi talenti cresciuti in Premier League e Ligue 1, creando un mix unico di malizia e foga agonistica.
IRAQ
La favola asiatica del Mondiale
L’Iraq è una delle storie più affascinanti della rassegna del 2026. A quarant’anni esatti dall’unica, storica partecipazione a Messico ’86, la nazionale mediorientale compie un autentico miracolo sportivo centrando la qualificazione diretta dopo un cammino entusiasmante nei gironi asiatici. Una qualificazione che ha unito un intero Paese e che poggia le basi su un’organizzazione difensiva impeccabile e su un orgoglio nazionale fuori dal comune.
Il CT: Jesús Casas
La guida tecnica è affidata allo spagnolo Jesús Casas, ex collaboratore di Luis Enrique. Casas ha letteralmente trasformato l’Iraq, importando concetti di tattica europea e di gestione del possesso palla in un ambiente storicamente anarchico. Il tecnico ha saputo blindare la difesa, costruendo una squadra corta, disposta a soffrire e letale nello sfruttare i calci piazzati e le ripartenze.
Il modulo: 4-2-3-1
I leoni della Mesopotamia si schierano con un pragmatico 4-2-3-1. Formazione tipo: Jalal Hassan; Hussein Ali, Sulaka, Natik, Doski; Al-Ammari, Rashid; Bayesh, Iqbal, Amyn; Aymen Hussein.
Uomini chiave
L’idolo indiscusso della tifoseria è il gigante Aymen Hussein, centravanti d’area vecchia maniera e autore dei gol decisivi durante le qualificazioni. Insieme a lui, il talento più cristallino è Zidane Iqbal, scuola Manchester United e oggi all’Utrecht, l’unico vero elemento in grado di accendere la luce e dare imprevedibilità alla manovra sulla trequarti.
Analisi complessiva del girone e pronostico
Gerarchia attesa
La Francia parte con i favori totali del pronostico per il primo posto. I vicecampioni del mondo hanno qualità e profondità per dominare il raggruppamento. Alle loro spalle si preannuncia una battaglia spettacolare e aperta a ogni scenario tra l’esplosività del Senegal e la fame della Norvegia di Haaland.
La vera battaglia: Norvegia vs Senegal
Con l’Iraq nettamente staccato nel pronostico della vigilia e destinato al ruolo di outsider, il secondo pass disponibile per gli ottavi sarà una questione privata tra scandinavi e africani. Un duello totale tra due filosofie diverse: l’asse tecnico Ødegaard-Haaland contro l’organizzazione e la fisicità straripante dei Leoni della Teranga.
La partita da non perdere
I riflettori sono inevitabilmente puntati sulla sfida dell’ultima giornata tra Norvegia e Francia, in programma il 26 giugno al Boston Stadium. Potrebbe trattarsi di un vero e proprio spareggio per il primato nel girone, ma soprattutto sarà la sfida ravvicinata tra i due attaccanti più dominanti del calcio moderno: Kylian Mbappé contro Erling Haaland.
Il tema tattico del girone
Il Gruppo I offrirà un calcio ad altissima intensità. La Francia cercherà di imporre la legge del più forte attraverso il controllo del gioco e le accelerate dei suoi esterni. La Norvegia punterà sulla verticalizzazione immediata per vie centrali, mentre il Senegal proverà a spezzare i ritmi avversari con la forza della sua mediana. In questo contesto di giganti, l’Iraq proverà a rintanarsi negli ultimi trenta metri per limitare i danni e cercare la giocata della vita in contropiede.
Qui l’analisi su tutti gli altri gironi

