La Serie A cancella il futuro: perché il continuo valzer degli allenatori condanna club italiani all’emarginazione in Europa.
Panchine girevoli: il vizio tutto italiano dell’Anno Zero
Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’ennesimo, frenetico valzer dei tecnici. Società come Milan, Napoli, Bologna, Fiorentina, Lazio, Torino, Monza e Atalanta (senza contare chi ha lottato per non retrocedere) hanno cambiato o valutato scossoni radicali. I numeri dicono che in Italia la vita media di un allenatore si consuma in appena 10,9 mesi. In pratica, tre tecnici su quattro non riescono a mangiare il panettone della stagione successiva.
Certo, la precarietà è un male comune nel calcio moderno — basti pensare che un report del CIES evidenzia come quasi il 65% dei club a livello globale cambi guida ogni dodici mesi — ma la Serie A ha trasformato questa tendenza in una vera e propria patologia.
Il confronto impietoso con i top campionati europei
Mentre noi distruggiamo e ricostruiamo ogni estate, all’estero si semina per raccogliere nel tempo. La recente finale di Champions League tra Arsenal e PSG è il manifesto perfetto di questa filosofia:
Mikel Arteta guida i Gunners da ben sei anni, arrivando al successo solo dopo un lungo percorso di crescita e investimenti.
Luis Enrique ha blindato il progetto parigino arrivando alla sua terza stagione consecutiva.
I dati sulla stabilità delle panchine europee mettono a nudo i nostri limiti: I dati sulla stabilità delle panchine europee mettono a nudo tutti i nostri limiti strutturali. Se in Premier League il 40% degli allenatori è in sella da almeno due anni e in Liga spagnola questa percentuale sale addirittura al 45%, in Italia la Serie A si piazza all’ultimo posto tra i grandi campionati per longevità dei tecnici.
Il distacco con i partner europei è netto: in Francia la durata media di una panchina sale a 17 mesi, mentre il divario diventa abissale se guardiamo alla Germania con i suoi 23,3 mesi, alla Spagna con 27,8 mesi e all’Inghilterra, regina di pazienza con ben 29,1 mesi di media per ogni allenatore. Da noi, le uniche eccezioni che resistono al tempo sono Kosta Runjaić all’Udinese e Cesc Fàbregas al Como, il quale però, essendo anche socio del club, gioca comprensibilmente un campionato a parte.
Senza tempo non c’è futuro
I risultati sul campo di questa stagione sono la logica conseguenza dell’ansia da risultato che divora i nostri dirigenti: Nazionale fuori dal Mondiale, club eliminati precocemente agli ottavi di Champions League e fuori già ai quarti in Europa e Conference League.
Finché la Serie A continuerà a combinare budget ridotti all’osso e una totale assenza di programmazione tecnica, colmare il divario con le superpotenze straniere rimarrà un miraggio. Senza la cultura del tempo, il calcio italiano è condannato a rimanere al palo.

