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Il folle piano per rapire Marco Van Basten: la rivelazione shock sulla Mala milanese

Ac Milan

Il calcio italiano degli anni ’80 e ’90 non era fatto solo di stadi stracolmi, campioni leggendari e sfide epiche sul campo, ma si muoveva spesso sullo sfondo di un’Italia complessa, dove la cronaca nera rischiava di intrecciarsi drammaticamente con lo sport più amato. A distanza di decenni, una clamorosa rivelazione riporta a galla un retroscena inquietante che vede come protagonisti uno degli attaccanti più forti della storia del Milan, Marco Van Basten, e i vertici della criminalità organizzata dell’epoca.

Secondo quanto emerso da una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, la malavita milanese avrebbe accarezzato a lungo l’idea di mettere a segno un colpo sensazionale: il sequestro di persona del Cigno di Utrecht.

Il retroscena dal carcere: il piano di Renato Vallanzasca

A svelare i dettagli di questo incredibile progetto è stato Giampaolo Manca, noto con il soprannome di “Doge” ed ex esponente di spicco della Mala del Brenta. Manca ha raccontato che l’ideatore del piano non era un criminale qualunque, bensì Renato Vallanzasca, il celebre leader della Banda della Comasina che in quegli anni terrorizzava Milano con rapine, omicidi e sequestri di persona.

Il piano venne discusso e illustrato direttamente tra le mura del carcere, dove i due si trovavano detenuti. L’obiettivo primario della banda era di natura puramente economica: l’intenzione di Vallanzasca era infatti quella di organizzare il rapimento del fuoriclasse olandese del Milan per poi richiedere un riscatto milionario alla società rossonera. Un’operazione che avrebbe fruttato una cifra astronomica, considerando il valore del cartellino e l’importanza del giocatore per il club.

Il pedinamento e l’incredibile motivo del passo indietro

La macchina criminale si era già messa in moto. Come confermato dal racconto di Manca, gli uomini di Vallanzasca non si erano limitati a teorizzare il sequestro, ma erano passati all’azione pratica. Per mesi, infatti, i complici del boss hanno pedinato Marco Van Basten nei suoi spostamenti quotidiani a Milano, studiando le sue abitudini, i tragitti e i punti deboli della sua sicurezza per individuare il momento perfetto per colpire.

Nonostante l’avanzato stato di preparazione del piano, il rapimento non andò mai in porto. Il motivo del definitivo dietrofront, tuttavia, non fu legato all’intervento delle forze dell’ordine o a problemi logistici, bensì a una bizzarra logica di rivalità calcistica. Vallanzasca decise di abbandonare la pista e bloccare i suoi uomini perché si rese conto che togliere Van Basten al Milan in quel preciso momento avrebbe finito per favorire indirettamente i rivali storici dell’Inter nella corsa ai titoli nazionali. Una motivazione quasi paradossale, che dimostra come il tifo e le dinamiche calcistiche milanesi riuscissero a influenzare persino le decisioni della criminalità più spietata.

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