C’era una volta “Zemanlandia”, il tempio della bellezza e dei sogni. Oggi, lo stadio Zaccheria e i colori rossoneri sono diventati il palcoscenico di un dramma grottesco che non sembra conoscere fine. L’ultimo capitolo, scritto appena quarantotto ore fa a Monopoli, è l’istantanea di un fallimento totale: un’invasione di campo violenta, con tifosi incappucciati che hanno dato la “caccia” ai propri calciatori, costringendoli a una fuga umiliante negli spogliatoi. Un episodio che segna il punto di non ritorno tra la piazza e una squadra ormai allo sbando.
Un Valzer di Panchine Folle
Se i risultati sono lo specchio della gestione tecnica, i numeri del 2025 e di questo inizio 2026 sono impietosi. Il Foggia ha cambiato nove allenatori in poco più di un anno. Nomi che si sono rincorsi in una girandola senza senso: da Cudini a Brambilla, passando per il brevissimo interregno di Capuano, fino agli arrivi e ai ritorni di Zauri, Pazienza e, proprio in queste ore, il richiamo disperato di Enrico Barilari.
0.84
La gestione più lunga, quella di Luciano Zauri, aveva garantito una salvezza miracolosa ai play-out l’anno precedente, ma non ha lasciato eredità tattiche. Nella stagione in corso, il ritorno del “maestro” Delio Rossi è stato un colpo al cuore per i nostalgici, ma un fallimento sul campo: una media di 0.83 punti a partita ha spento rapidamente l’entusiasmo. Nemmeno Enrico Barilari, nonostante una leggera fiammata iniziale, è riuscito a invertire la rotta, finendo risucchiato in una spirale di 8 sconfitte in 13 match.
Il punto più basso è stato toccato con la parentesi lampo di Vincenzo Cangelosi — zero punti e dimissioni immediate — e con la gestione di Michele Pazienza. Quest’ultimo, arrivato nel momento di massima tensione societaria, ha chiuso la sua esperienza con una media shock di 0.60 punti, culminata nella disfatta di Monopoli. Il ritorno odierno di Barilari non appare dunque come una scelta tecnica, ma come l’ultima mossa della disperazione di una società che non ha più né bussola né credibilità.
Il Vuoto Societario
Al centro della tempesta c’è lui, Nicola Canonico. Il patron, ormai da tempo in rotta totale con la città, ha dichiarato mesi fa il suo “disimpegno irrevocabile”, smettendo di versare fondi e lasciando il club in un limbo amministrativo pericolosissimo. Tra minacce denunciate, processi per tentata estorsione con aggravanti mafiose che coinvolgono frange della tifoseria e scadenze federali onorate sempre all’ultimo respiro, la società è un guscio vuoto.
Il Foggia oggi occupa la 18ª posizione nel Girone C, in piena zona playout, con lo spettro della retrocessione diretta che aleggia come un avvoltoio. La mancanza di una proprietà solida e presente ha creato un cortocircuito: calciatori demotivati, uno staff tecnico instabile e una piazza che, esasperata, ha scelto la via della violenza.
La Rivolta e la Vergogna
L’invasione di campo a Monopoli è la punta dell’iceberg. Non è più “contestazione civile”; è la rabbia cieca di chi vede la propria identità calpestata. Ma la caccia all’uomo scattata sul rettangolo verde non può avere giustificazioni. Il verdetto del Giudice Sportivo sarà durissimo: si parla di chiusura dello stadio e sanzioni pesanti che complicheranno ulteriormente la corsa salvezza.
Il Foggia è oggi un malato terminale che nessuno sembra voler curare. Con una sola giornata rimasta (la sfida interna contro la Salernitana) e un morale sotto i tacchi, il destino dei rossoneri appare segnato. Resta solo da capire se questo sarà l’anno della caduta definitiva o se, miracolosamente, qualcuno riuscirà a raccogliere i cocci di quello che, un tempo, era l’orgoglio del Sud.

