Analisi tattica e tecnica del Gruppo C dei Mondiali 2026. Alla scoperta di Brasile, Haiti, Marocco e Scozia.
Iniziamo il nostro viaggio all’interno del Girone C spostando le lancette della storia e della pressione al massimo livello. Perché parlare di questo gruppo significa, inevitabilmente, parlare della squadra che più di ogni altra definisce il concetto stesso di Mondiale: il Brasile. La Selecao ha avuto accesso ai prossimi mondiali classificandosi al quinto posto del girone unico delle qualificazioni sudamericane, nonostante un percorso complicato che ha visto il Brasile subire sei sconfitte su diciotto partite. Il CT del Brasile è Carlo Ancelotti, inutile presentarlo; parliamo di uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, ma alla prima esperienza con una nazionale, è il primo tecnico straniero a guidare la Selecao in un Mondiale. I brasiliani vantano ventitré partecipazioni totali alla Coppa del Mondo, tutte le edizioni, ed è anche la nazionale che ha vinto più Mondiali nella storia del calcio, ben cinque. Il Brasile, tra l’altro, ha già vinto un Mondiale negli USA, quello del 1994. Il titolare tra i pali è Alisson del Liverpool, ex Roma. I centrali difensivi abbondano: Marquinhos, del PSG, Gabriel dell’Arsenal, Bremer della Juventus. Sulle corsie spicca il nome di Wesley, della Roma, autore di una grandissima stagione con i giallorossi, e un altro nome importante è quello di Vanderson, del Monaco. A centrocampo c’è Casemiro, un fedelissimo di Ancelotti dai tempi del Real Madrid; Bruno Guimaraes, mezzala di inserimento del Newcastle; Paqueta, una vecchia conoscenza del campionato italiano; e poi ci sono Andrey Santos del Chelsea, Fabinho, ex Liverpool, e Gabriel Sara del Galatasaray. Punto di forza della Selecao è il suo arsenale offensivo: Vinicius Jr. del Real Madrid, Raphinha del Barcellona, Endrick, Matheus Cunha del Manchester United, Martinelli dell’Arsenal, Igor Thiago, esploso quest’anno al Brentford, e soprattutto Neymar Jr., la stella brasiliana per eccellenza. Il Brasile è una squadra fortissima, piena di talento e con una ritrovata forza difensiva oltre che offensiva. Con re Carlo in panchina, l’obiettivo può essere soltanto uno: vincere.
Continuiamo il nostro viaggio all’interno del Girone C. Passiamo dal Sud America, dalla foresta amazzonica con i suoi fiumi infiniti e la sua natura selvaggia, e risaliamo la mappa verso nord, sorvolando l’oceano per tuffarci nel cuore dei Caraibi, sbarcando ad Haiti. I Granatieri hanno ottenuto una storica qualificazione al Mondiale del 2026, e l’hanno fatto chiudendo al primo posto il proprio girone nella terza e decisiva fase delle qualificazioni CONCACAF. Si tratta di un’impresa straordinaria, poiché la nazionale haitiana non ha mai potuto giocare le partite in casa per via dell’instabilità politica del paese e ha disputato tutti i match interni a Curaçao. Haiti torna alla Coppa del Mondo dopo ben cinquantadue anni di assenza; la sua ultima apparizione, infatti, è stata quella di Germania 1974. Il CT è Sébastien Migné, che ha guidato la nazionale per l’intera durata delle qualificazioni. La rosa, ovviamente, è modesta, ma può contare su alcuni elementi di buona affidabilità. Il portiere titolare dovrebbe essere Placide, del Bastia. In difesa, i nomi migliori sono: Duverne, del Gent, e Delcroix, del Lugano. A centrocampo troviamo un buon centrocampista, ex Metz, Jean Jacques, ma il giocatore più importante e più forte di Haiti è Bellegarde, del Wolverhampton, centrocampista molto muscolare e dinamico che, tra l’altro, è anche uno dei pochi centri di creatività di questa squadra. In attacco spiccano due nomi su tutti: il primo è quello di Duckens Nazon, capocannoniere di Haiti nelle qualificazioni con ben sei gol; il secondo è quello di Wilson Isidor, attaccante del Sunderland, molto duttile, capace di ricoprire il ruolo di centravanti, quello di seconda punta, ma anche quello dell’esterno d’attacco offensivo. L’Haiti si trova in un girone sicuramente difficilissimo e che probabilmente chiuderà da ultima, ma per i Granatieri è già una festa straordinaria partecipare a questo Mondiale, che li vedrà finalmente di ritorno dopo cinquantadue anni di assenza.
Da Haiti, il nostro viaggio riparte in direzione est, attraversando tutto l’Oceano Atlantico per approdare sulle coste del Nord Africa, dove il blu del mare si scontra con le dune dorate del deserto del Sahara e i profumi delle medine del Marocco. I marocchini sono stati la prima squadra africana ad accedere al Mondiale, grazie al raggiungimento del primo posto nelle qualificazioni CAF. I leoni dell’Atlante sono entrati nella storia, raggiungendo la semifinale del mondiale in Qatar nel 2022. Traguardo mai raggiunto prima da nessuna squadra africana. Il CT del Marocco è Mohamed Ouahbi, quarantanovenne di origine belga. In porta, il titolare è Bounou, fortissimo portiere dell’Al-Hilal, ex Siviglia, protagonista anche negli ultimi Mondiali. I titolari sulle corsie basse sono Mazraoui del Manchester United e Achraf Hakimi del PSG. Anche al centro della difesa però ci sono ottimi giocatori: Aguerd, del Marsiglia, Riad, del Crystal Palace, e Diop, del Fulham. A centrocampo il principale costruttore è Amrabat, ex Fiorentina; El Aynaoui, della Roma; Ounahi, del Girona, grande sorpresa dello scorso Mondiale, ma il giocatore più talentuoso del Marocco è probabilmente Mourabet, centrocampista ventenne dello Strasburgo. Ciò che però impressiona del Marocco è la sua sovrabbondanza di fantasisti: il nome più grande è Brahim Díaz, trequartista ex Milan, del Real Madrid, ma i nomi grossi non finiscono qui: Saibari del PSV Eindhoven è un mago del pallone; c’è il giovane El Khannouss dello Stoccarda; il mai dimenticato Ziyech, mancino meraviglioso ex Ajax e Chelsea; c’è Ezzalzouli, velocissimo esterno d’attacco del Real Betis; Talbi, del Sunderland e Yassine, sempre dello Strasburgo. Il centravanti titolare sarà probabilmente El Kaabi, dell’Olympiakos. Il Marocco è una nazionale forte, talentuosa, più che mai consapevole dei propri mezzi e con un’età media di venticinque anni, dunque l’obbiettivo saranno almeno i quarti di finale.
Dal Marocco, la nostra bussola punta ora dritta verso nord. Lasciamo il caldo del deserto del Sahara per superare la Manica e atterrare tra le brughiere silenziose, i castelli di pietra e le piogge della Scozia. Gli Scozzesi sono tornati ventotto anni dopo; era il 1998, l’anno dell’ultima partecipazione della Scozia alla Coppa del Mondo. Un ritorno che si è verificato nel modo più drammatico e trionfale possibile. Il CT della Scozia è Steve Clarke, in carica dal 2019. In porta, il ballottaggio è aperto tra Gunn e Craig Gordon, portiere quarantaduenne che però vuole ancora dire la sua. Per quanto riguarda il reparto difensivo, al netto di Souttar del Rangers, Hendry, McKenna della Dinamo Zagabria, la vera forza della Scozia è sulle corsie, dove emergono prepotentemente i nomi di Aaron Hickey del Brentford e dell’eterno capitano, terzino sinistro del Liverpool, Robertson. Il regista, la mente del centrocampo è Billy Gilmour che, però, sarà costretto a saltare il Mondiale a causa di un brutto infortunio; tuttavia, a centrocampo troviamo altri nomi importanti come Lewis Ferguson, del Bologna, Christie, ottimo centrocampista mancino del Bournemouth, poi ci sono McGinn dell’Aston Villa e McLean, del Norwich, ma la stella non può che essere Scott McTominay, capocannoniere della Scozia nelle qualificazioni, MVP della Serie A 24/25, è il giocatore chiave: fisicità, intensità, inserimenti senza palla, gol nelle gambe e soprattutto una mentalità da campione. In attacco troviamo nomi interessanti come Che Adams, del Torino, Dykes, Shankland, ma il nome più importante è quello di Hirst, dell’Ipswich. La Scozia ai mondiali vanta nove partecipazioni, ma non è mai andata oltre la fase a gironi; gli Scozzesi partono piuttosto indietro rispetto al Marocco e soprattutto al Brasile, tuttavia potrebbero ottenere la qualificazione come una delle otto migliori terze.

