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Analisi Girone B Mondiale 2026: Bosnia-Erzegovina, Canada, Qatar e Svizzera.

FIFA

Analisi tattica del Gruppo B dei Mondiali 2026. Alla scoperta di Bosnia-Erzegovina, Canada, Qatar e Svizzera.

Il viaggio all’interno del Girone B deve necessariamente partire dai Balcani, dove la Bosnia si mostra come una nazionale solida, ma specialmente poco considerata. La Bosnia-Erzegovina, guidata da Sergej Barbarez, ha ottenuto il pass per il Nord America attraverso i playoff, e si è aggiudicata l’ultimo posto europeo per il Mondiale. La Bosnia ha eliminato ai calci di rigore prima il Galles, nella semifinale dei playoff, e poi l’Italia, in finale. Dunque, per la seconda volta nella sua storia, la Bosnia giocherà la fase finale di un mondiale. I bosniaci tornano quindi protagonisti della Coppa del Mondo 12 anni dopo l’ultima volta. Erano i Mondiali in Brasile del 2014, in cui la Bosnia fu eliminata ai gironi. I bosniaci sono un gruppo forte, che riesce a tirare fuori il meglio nei momenti di difficoltà: nei playoff, infatti, due volte sono andati in svantaggio e due volte non hanno mollato. La rosa è composta da un giusto mix di giocatori esperti e di giovani interessanti. L’ossatura della squadra parte dalla difesa, dove il leader è Muharemović, del Sassuolo. Nome importante è quello di Dedić, sulla corsia di destra, terzino intelligente, di grande spinta e di grandissima duttilità. A centrocampo c’è un buon giocatore come Tahirović, ma è sicuramente davanti che la Bosnia può fare la differenza. Al centro dell’attacco giganteggia l’esperienza di Edin Džeko, l’intramontabile cigno di Sarajevo, che si è regalato l’ultimo mondiale, per quella che sarà la sua last dance. Ma la vera forza della Bosnia è sulle ali: a destra c’è Bajraktarević, super tecnico esterno del PSV Eindhoven di piede mancino; a sinistra c’è il gioiello, Kerim Alajbegović, personalità gigantesca e un talento enorme, giocatore da colpi da uno contro uno, quest’anno in forza al Salisburgo ma di proprietà del Bayer Leverkusen. La Bosnia sicuramente ha le armi per farsi valere nel suo girone e non solo; sarà dunque fondamentale iniziare bene per fare la storia.

Lasciamo l’Europa e attraversiamo l’oceano per incontrare la seconda forza di questo girone: il Canada. I canadesi, padroni di casa, sono uno dei tre paesi organizzatori, e dunque partecipano di diritto alla Coppa del Mondo, in quanto paese co-ospitante. Per il Canada, in ogni caso, è la prima volta nella storia che riesce a partecipare a due mondiali consecutivi. Per i biancorossi è la terza partecipazione in assoluto a un mondiale. Dopo il 1986 in Messico e il 2022 in Qatar. In entrambi i casi, però, i canadesi non hanno superato la fase a gironi, ma c’è un altro dato che fa ancora più impressione. Nei due Mondiali già disputati, il Canada ha totalizzato 0 vittorie, 0 pareggi e 6 sconfitte. Alla guida del Canada c’è il commissario tecnico statunitense, Jesse Marsch, uno dei pionieri dell’MLS, con esperienze degne di nota con il Montreal e i New York Red Bulls; tutto questo prima di approdare in Europa, dove ha allenato: Salisburgo, Lipsia e Leeds. Il leader tecnico del Canada è senza dubbio Alphonso Davies, terzino sinistro del Bayern Monaco, dalla straripante velocità. Davies è uno dei migliori esterni bassi al mondo, dominatore assoluto della corsia mancina. In difesa troviamo un altro paio di nomi interessanti: Johnston, del Celtic, e poi c’è il giovane Luc De Fougerolles. A centrocampo il Canada ha giocatori di buon livello: c’è Eustaquio, ex Porto, c’è Buchanan del Villarreal, ex Inter, ma soprattutto il nome che a noi è più familiare è Ismael Kone, del Sassuolo. La punta di diamante del Canada è senza dubbio Jonathan David, centravanti ex Lille, attualmente in forza alla Juventus, che viene sicuramente da una stagione non positiva con i bianconeri. Altri buoni nomi del reparto offensivo sono: Larin del Southampton e Olwuaseyi del Villarreal. In conclusione, il Canada ha tutte le carte in regola per essere la vera mina vagante del raggruppamento. Con il vantaggio di giocare davanti al proprio pubblico, l’obiettivo minimo sarà essere una delle migliori otto terze.

Il nostro viaggio all’interno del Girone B prosegue e fa tappa in Asia, dove incontriamo il Qatar. Una nazionale che, dopo l’esperienza del Mondiale giocato in casa, si presenta a questo appuntamento con molta più maturità e con l’obiettivo di dimostrare il proprio valore anche fuori dai propri confini. Il Qatar si appresta a disputare la sua seconda Coppa del Mondo, per quella che tra l’altro sarà anche la seconda partecipazione consecutiva, con la differenza che se la prima volta, il Qatar si era qualificato automaticamente in quanto paese ospitante, questa volta i granata si sono qualificati superando le eliminatorie. Il Qatar infatti ha strappato il pass per il Mondiale del 2026 attraverso le qualificazioni asiatiche. Il CT del Qatar è Julen Lopetegui, che ne ha assunto la guida nel maggio del 2025. Parliamo di un allenatore con un curriculum importantissimo, uno che ha guidato la nazionale spagnola al mondiale in Russia senza subire nessuna sconfitta, uno che ha allenato il Real Madrid e il Siviglia, che poi ha portato alla conquista dell’Europa League nel 2020. La porta è affidata a Meshaal Barsham dell’Al-Sadd, giocatore tra l’altro fondamentale anche come guida per la linea difensiva di Lopetegui. Il reparto arretrato fa affidamento su giocatori di esperienza: Lucas Mendes, ex Marsiglia, e Tarek Salman dell’Al-Sadd. A centrocampo la stella nascente del calcio qatariota è Jassem Gaber, fisicità ed equilibrio. Accanto a lui ci sono due veterani: Abdulaziz Hatem e Karim Boudiaf. Il reparto offensivo ruota interamente attorno a quella che viene chiamata la coppia d’oro: il fantasista Akram Afif e l’attaccante Almoez Ali, capocannoniere storico della nazionale con oltre 60 gol. Il Qatar schiera un 4-3-3 che fa affidamento su una difesa solida ma che non disdegna la fase di pressione; la squadra di Lopetegui, in ogni caso, fa affidamento ad Afif, che è il fulcro creativo dei granata. È difficile parlare di obiettivi per il Qatar in questo mondiale; è già un grande traguardo aver consolidato per la seconda volta consecutiva la possibilità di giocarlo.

A chiudere definitivamente il quadro delle pretendenti in questo Girone B c’è la Svizzera. Con l’inserimento degli elvetici il cerchio si completa: una squadra solida, reduce da ottimi percorsi nei tornei precedenti e che rappresenta senza dubbio lo scoglio più duro da superare per tutte le altre tre sfidanti. Gli elvetici, sotto la guida di Murat Yakin, hanno ottenuto l’accesso ai prossimi mondiali vincendo il proprio girone di qualificazione e terminando il percorso da imbattuti. Negli scorsi mondiali in Qatar, la Svizzera si è fermata agli ottavi di finale, lo stesso esito delle due edizioni precedenti; dunque, l’obiettivo sarà quello di arrivare ai quarti di finale, che rappresentano anche il miglior risultato raggiunto dalla Svizzera ai mondiali nella sua storia. Tre volte, nel 1934, 1938 e nel 1954. Parliamo di una squadra che è più solida che mai, che nelle ultime quarantadue partite di qualificazione ai Mondiali ha perso una sola volta. In porta c’è uno dei migliori portieri d’Europa, Kobel del Borussia Dortmund. Per quanto concerne la difesa, il pilastro è Akanji, dell’Inter, ex City e Dortmund; il suo compagno di reparto è l’affidabilissimo Elvedi, del Borussia Mönchengladbach; poi abbiamo due ex del nostro campionato: Silvan Widmer a destra e Ricardo Rodriguez a sinistra. Ma il vero reparto forte della Svizzera è il centrocampo: il leader maximo è Granit Xhaka, attualmente in forza al Sunderland, con oltre 140 presenze è il giocatore con il maggior numero di apparizioni nella storia della Svizzera. Accanto al suo potente mancino non può mancare l’equilibrio offerto da Remo Freuler, del Bologna. Inoltre, è presente Zakaria, ex Juventus; c’è Aebischer, del Pisa, ma soprattutto Ardon Jashari, del Milan. Quella che è la vera stella emergente del centrocampo svizzero, però, è Johan Mazambi, giovanissimo centrocampista del Friburgo che vale già 35 milioni di euro, che ha la particolarità di giocare con il numero nove sulle spalle. Ma anche davanti la Svizzera ha argomenti: al centro dell’attacco c’è Breel Embolo; il più forte è sicuramente Dan Ndoye, esterno d’attacco del Nottingham Forest, ex Bologna; gran parte dell’ispirazione offensiva della Svizzera parte dai suoi piedi, ma troviamo altri nomi interessanti come Ruben Vargas e Zeki Amdouni, giocatori da uno contro uno utilissimi sia dall’inizio sia a partita in corso. In conclusione, la Svizzera è una squadra estremamente seria, che in campo è ordinata e sa sempre cosa fare; l’obiettivo minimo sarà il primo posto nel girone e sguardo proiettato ai quarti di finale.

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