Serie A, bilanci d’autunno: tra mercato invernale alle porte e sostenibilità finanziaria

Novembre 2025 segna un momento cruciale per la Serie A. Dopo la chiusura dell’ultima stagione sportiva e con il mercato invernale ormai imminente, i club italiani si trovano a fare i conti con bilanci che riflettono luci e ombre. Da un lato c’è chi ha imboccato una strada più sostenibile, puntando su ricavi strutturali come diritti TV, sponsor, merchandising e stadi; dall’altro, alcune società restano dipendenti da plusvalenze o da iniezioni di capitale per coprire i costi. In questo contesto, la tenuta economica rischia di influenzare scelte sportive e strategiche, rendendo l’inverno 2025 una finestra che potrebbe definire il futuro economico del campionato.

In parallelo, i recenti report, sia nazionali che internazionali, mostrano un quadro misto: da record nei ricavi aggregati del sistema del calcio professionistico italiano, a livelli di debito che restano elevati.  Secondo i dati aggregati, i debiti nel calcio professionistico 2023/24 (tutti i club di Serie A, B e C) ammontano a oltre 5,45 miliardi di euro, in calo rispetto agli oltre 5,66 miliardi della stagione precedente.  Parallelamente, il “valore della produzione” (ossia i ricavi complessivi: diritti TV, commerciali, matchday, ecc.) ha superato per la prima volta i 4,5 miliardi di euro, registrando un +32,3 % tra 2021-2022 e 2023-2024.  

Anche l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione è scesa: dal 69,8% al 56,6%.  Questo significa che, complessivamente, il sistema calcistico italiano sta lentamente cercando un equilibrio: un mix di ricavi più diversificati e contenimento dei costi. Tuttavia, la situazione non è omogenea: alcuni club restano più esposti finanziariamente. I dati aggregati confermano che la dipendenza da plusvalenze e mercato giocatori è in calo. Il settore calcistico professionistico ha visto un importante rafforzamento dei ricavi strutturali: diritti TV, ricavi da match-day (ticketing), sponsorizzazioni, commercial e merchandising.  

In particolare, secondo il report di Deloitte del 2024, la Serie A ha registrato la crescita più forte tra i principali campionati europei: +22% rispetto alla stagione precedente, con un fatturato complessivo per la lega (matchday + commercial + broadcast) in netto rialzo. Gli incassi da match-day sono aumentati di +88%, a testimonianza del pieno ritorno dei tifosi negli stadi post-COVID.  È un segnale positivo: se il trend dei ricavi strutturali continua, molti club potrebbero dipendere meno da plusvalenze, rendendo il sistema più sostenibile e prevedibile.

Nonostante i miglioramenti, il livello di indebitamento resta elevato, soprattutto per alcuni top club. I dati mostrano come per alcuni club la posizione finanziaria netta, debiti meno liquidità/attivi , sia ancora fortemente negativa. Questo rimane un punto di vulnerabilità: eventuali fallimenti nelle strategie commerciali, risultati sportivi mediocri, o mancati introiti da mercato o diritti TV potrebbero far tornare alla luce le debolezze strutturali. In questo senso, la sostenibilità finanziaria  non solo per una stagione, ma sul medio-lungo termine, è la vera sfida per la Serie A.  

La Serie A nel novembre 2025 si trova difronte ad un bivio. Le basi per costruire un campionato più solido, moderno e sostenibile ci sono: ricavi commerciali in crescita, interesse verso infrastrutture, aumento del merchandising e del pubblico negli stadi. Allo stesso tempo però la flessione dei diritti TV globali, l’alto indebitamento di alcuni club e la fragilità di molti bilanci restano rischi concreti. Il mercato invernale, le scelte sulle infrastrutture, la capacità di attrarre investitori e la gestione oculata dei costi determineranno nei prossimi mesi quali club riusciranno a costruire un futuro stabile e quali, invece, dovranno fare i conti con scelte difficili.

La Serie A è ancora in transizione. Se saprà cavalcare innovazione, professionalità e visione imprenditoriale, potrà rilanciarsi. Altrimenti rischia di rimanere intrappolata in un circolo di debiti, dipendenza da plusvalenze e instabilità.

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