Nella storia del calcio moderno, poche etichette sono state pesanti e logoranti quanto quella di “Nuovo Messi”. Ne sa qualcosa Bojan Krkić, l’attaccante che a metà degli anni duemila sembrava destinato a riscrivere la storia del Barcellona e del calcio mondiale, per poi scontrarsi con il lato più spietato, intimo e silente del successo precoce: gli attacchi d’ansia e la depressione.
Un prodigio da oltre 600 gol
Cresciuto ne La Masia, il leggendario vivaio del Barcellona, il giovanissimo Bojan compie una trafila semplicemente mostruosa. Le statistiche dell’epoca, entrate nel mito, parlano di oltre 640 reti segnate nelle sole categorie giovanili blaugrana.
Il debutto in prima squadra arriva inevitabilmente prestissimo, nel settembre 2007, a soli 17 anni e 19 giorni, strappando il record di precocità proprio a Lionel Messi. Poco dopo, diventa anche il più giovane marcatore della storia del club in Liga. In un Barcellona stellare che si avvia a dominare l’Europa sotto la guida di Pep Guardiola, Bojan sembra un predestinato, l’ennesimo gioiello di una miniera d’oro inesauribile.
Il peso invisibile e il “no” alla Nazionale
Dietro i sorrisi e i gol decisivi (saranno ben 41 in 163 presenze totali con il Barcellona), si nasconde però un dramma silenzioso. Anni dopo, Bojan troverà il coraggio di raccontare la verità: la pressione mediatica e le aspettative disumane scatenano in lui fortissimi attacchi di panico e d’ansia prima delle partite.
La situazione tocca il culmine nell’estate del 2008. A soli 17 anni, il commissario tecnico della Spagna, Luis Aragonés, vorrebbe convocarlo per gli Europei (poi vinti dalle Furie Rosse). Bojan, logorato mentalmente e spaventato, è costretto a rifiutare la chiamata per preservare la propria salute. L’opinione pubblica, ignara del suo malessere, lo accusa ingiustamente di superbia o mancanza di attaccamento alla maglia.
Il girovagare europeo e l’approdo in Italia
Nel 2011, per ritrovare serenità e minutaggio, l’attaccante decide di lasciare la Catalogna. Inizia così una carriera da nomade del gol. Sbarca in Italia, fortemente voluto da Luis Enrique alla Roma, dove gioca una stagione discreta segnando 7 reti. L’anno successivo passa al Milan, ma l’impatto in rossonero è opaco.
Nessuna piazza sembra restituirgli la magia degli esordi. Bojan tenta la via del riscatto in Olanda con l’Ajax, in Inghilterra con lo Stoke City (dove vive sprazzi di ottimo calcio prima di un grave infortunio al ginocchio), in Germania al Magonza e persino in Canada con il Montreal Impact. Conclude la sua carriera sul campo in Giappone, al Vissel Kobe, giocando al fianco dell’amico di sempre Andrés Iniesta, prima di annunciare il ritiro ufficiale dal calcio giocato nel marzo 2023.
La rinascita: uomo-ponte per i giovani del Barça
Oggi la parabola di Bojan Krkić ha trovato una chiusura perfetta e matura. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo e aver superato i demoni del passato, l’ex attaccante è tornato a casa. Ricopre il ruolo di vice direttore sportivo del Barcellona, lavorando a stretto contatto con Deco.
Il suo compito principale è forse il più importante per un club come quello catalano: fare da mentore e uomo-ponte per i giovanissimi talenti de La Masia che si affacciano in prima squadra. Chi meglio di lui, dopotutto, sa cosa significhi avere gli occhi del mondo addosso a soli diciassette anni? Bojan ha trasformato le sue fragilità di ieri nello scudo perfetto per proteggere i campioni di domani.

