Un uomo con una ferita aperta che al termine di una storia, dopo aver dovuto dire addio a un sogno, guarda un braccialetto e scrive: “Quando vai al sud piangi 2 volte, io probabilmente anche 4”. Chi è questo uomo? E perché ha pianto il doppio?.
Il negozio di alimentari e la sua vocazione
Enrico Barilari nasce il 7 marzo 1974 a Levanto in Liguria, è un ragazzo che, come tanti altri, sogna di diventare un calciatore, però si accorge di non essere all’altezza dello standard imposto per arrivare ad alti livelli e decide di intraprendere la carriera da allenatore. La strada appare tortuosa fin da subito, lavora in un negozio di alimentari del paese, in cui rimarrà attivo per trent’anni, e riesce a conciliare il suo operato da allenatore. Parte facendo parte dei settori giovanili di Spezia e Lavagnese, quando è ancora sconosciuto.
La storia a Sestri Levante, “Le favole devono finire col lieto fine per essere ricordate per sempre”
Nel 2021 arriva la chiamata da parte del Sestri Levante che gli offre l’opportunità di allenare la squadra under 19 nazionale. La chiamata per la prima squadra non tarda ad arrivare, riesce a portare la squadra in Serie C al primo anno per la prima volta nella sua storia, vincendo anche la Poule Scudetto, nel successivo anno in Serie C agguanta una clamorosa salvezza giocando quasi sempre in trasferta, con la squadra sballottata tra Carrara e Vercelli. Il rapporto instauratosi con società e tifosi è profondo ed è qui che il tecnico, soltanto dopo aver firmato il suo primo contratto da professionista, prende la decisione che svolta la sua vita, abbandonare il negozio di alimentari e dedicarsi solo ed esclusivamente allo sport che ama e per cui farebbe di tutto.
Dunque è proprio a questo punto che qualunque allenatore avrebbe l’opportunità di rimanere in casa, il presidente gli offre un biennale mostrando totale fiducia, ma lui, solido nella sua scelta, sceglie di non firmare e rescindere il contratto. Ma no, non è un epilogo buio di un allenatore che ha perso stima, è l’unico allenatore che in questa situazione decide di farsi indietro: “Una Favola vera che racconta 3 anni di emozioni infinite, ma le favole devono finire col lieto fine per essere ricordate per sempre!!”. L’umiltà, la perseveranza, ma soprattutto il rispetto per il lavoro che è stato portato a compimento, probabilmente un addio, per non rovinare tutto ciò che è stato fatto.
L’anno successivo non va bene come in precedenza, a Sorrento non basta la media ottenuta nel girone di andata, i campani lo esonerano, lui però non demorde, continua a studiare e aspetta una nuova chiamata.
L’arrivo a Foggia e il rapporto con la sua gente
Arriva a Foggia quando la squadra è penultima, una piazza difficile in contestazione per il caro prezzi, e in una situazione in cui il presidente ha lasciato la squadra alla deriva. Fin dalla presentazione è pacato e rispettoso, conosce i suoi mezzi ma è il primo a prendersi la responsabilità quando qualcosa non va. Qui ritrova il ds Carlo Musa, già con lui a Sestri, e non rivoluziona il gioco né riporta la squadra nei posti che meriterebbe, tuttavia cambia il pensiero di tutti i giocatori, regalando delle piccole emozioni che i tifosi del Foggia vedono con speranza per il finale di stagione.
La nuova proprietà sembra propensa a puntare tutto su di lui per gli ultimi mesi di campionato, ma è costretto a dire addio ingiustamente a seguito di una partita persa altrettanto illegittimamente. Ritorna sulla panchina ad una giornata dal termine, una giornata che sancirà la definitiva retrocessione del Foggia nella quarta serie italiana, la prima in oltre 105 anni di storia, Foggia- Salernitana finisce 1-3.
«È stata una giornata davvero difficile per tutti noi. L’amarezza per la retrocessione non sarà facile da superare. Il terzo gol è stato molto pesante perché è arrivato nel nostro momento migliore. Questa retrocessione crea una ferita profonda. Siamo tutti responsabili»
L’attaccamento di un vero Uomo, chi nella passione vede il vero denaro
Martedì 5 maggio, dopo aver risolto il contratto con i rossoneri, Mister Enrico Barilari pubblica sui social un post: la foto di un braccialetto della squadra e la seguente emozionale didascalia: Questo braccialetto mi ricorderà ogni giorno tutti i Foggiani che mi hanno sommerso d’affetto, (inaspettatamente anche dopo che sono “retrocesso”); perché come vivono il calcio loro non accade da nessun’altra parte!
Ringrazio tutti , vi porterò nel cuore, dispiaciuto per non aver saputo/ potuto dare di più. Quando il Foggia tornerà grande mi vedrete allo Zaccheria da tifoso.
È vero che quando vai al sud piangi 2 volte, io probabilmente anche 4….❤️🖤


Tutto torna…
E quando la storia d’affetto con i tifosi sembra essere terminata, ecco che questo Uomo con la “U” maiuscola, torna presente negli animi affranti e delusi dopo un’amarissima retrocessione in Serie D. I tifosi sono infatti tornati a credere in una riammissione, molto lo deciderà la gara playout tra Torres e Bra. La graduatoria riammissioni prevede la perdente di questa sfida come prima classificata, ma il Bra non avrebbe le carte in regola per chiederla. Paradossalmente, quindi, la Torres dovrebbe vincere il testa a testa. L’andata si gioca, guarda caso, a Sestri Levante, dove il Bra ha giocato per l’intero campionato in deroga, il match termina con il risultato per 1-0 a favore degli ospiti (ottimo per i satanelli) ma chi è presente con tanto di sciarpetta al collo?
Lui, Enrico Barilari, l’allenatore che vive il calcio come un atto d’amore.


