Sale la febbre playoff per l’Italia, che domani affronterà l’Irlanda del Nord nella semifinale playoff mondiale: le parole di Gattuso.
Il conto alla rovescia è iniziato. L’Italia si prepara ad affrontare il match cruciale del playoff per accedere al Mondiale contro l’Irlanda del Nord. La partita è in programma domani sera alla New Balance Arena di Bergamo alle ore 20:45.
Alla vigilia odierna ha parlato il CT Rino Gattuso. Ecco le sue parole:
“C’è un buon umore all’interno della squadra, sono stati tre giorni belli, con una grandissima atmosfera. È normale, sappiamo cosa ci giocheremo domani ed è giusto arrivare carichi e sentire un po’ di responsabilità e tensione”.
Una partita che si giocherà soprattutto di testa o conteranno anche le gambe?
“Tutte e due, ci sono anche le gambe che devono andare. Domani sarà una partita dove i nostri avversari faranno pochissime cose ma quelle cose le faranno bene. Dovremo essere forti mentalmente, dovremo saper soffrire. Poi quando avremo la palla cercheremo di metterli in difficoltà”. –
Bastoni sta migliorando, pensa di recuperarlo per la panchina?
“Vediamo. Sia lui che Scamacca hanno lavorato a parte. La voglia di questi ragazzi è quella di mettersi a disposizione e stringere i denti”
Quella di domani sarà la partita più importante della sua carriera da allenatore?
“Sicuramente sarà la partita più importante. Mi gioco tanto, sono giovane ma ho un Paese sulle mie spalle. Non vi nego che in questi mesi tante volte mi hanno fermato per strada chiedendomi di portare l’Italia al Mondiale. Sono abituato alla pressione, ma è la partita più importante della mia carriera”.
- “Prima di addormentarmi alla sera sento “portaci al Mondiale, portaci al Mondiale”. Sicuramente è la partita più importante della mia carriera, mi sono preparato e voglio pensare in grande. Siamo pronti”
“Domani serve esperienza ma bisogna capire bene e saper soffrire su quello che loro sanno fare bene. Sono pericolosi in area, il portiere lancia in area, sono bravi sulle seconde palle. Dobbiamo essere bravi su questo. Abbiamo fatto cene, in tutte le telefonate che gli ho fatto ogni tanto di calcio abbiamo parlato. Oggi i giocatori sono evoluti e sanno quello che devono fare, sono preparati, tra video e internet. Se dormo? Più di una volta, altrimenti se mi sveglio alle 4.30 poi sembro un pipistrello”.
C’è un Sinner in questa Nazionale?
“Lo spirito di squadra. Abbiamo giocatori importante, ma mi piacerebbe vedere il suo spirito in tutta la Nazionale”. –
Cosa ti senti di dire agli italiani?
“Sta a noi. Se scendiamo in campo anche nello stadio e diamo la sensazione di stare sul pezzo tutto il resto è una conseguenza. Non possiamo chiedere nulla a nessuno, siamo artefici del nostro destino. Ci vuole grande tranquillità e la consapevolezza che sfidiamo giocatori che hanno il veleno. Loro dicono che noi non abbiamo identità, ma è giusto che lo dicano. Noi dobbiamo farci trovare pronti”. –
Ha guardato gli spareggi del passato?
“Non avevo bisogno di guardarli, li ho nella mia testa. Poi la verità è che se Jorginho segna all’Olimpico siamo al Mondiale. Quando io ho vinto nel 2003 se Ambrosini non s’inventa la spizzata siamo ai quarti di finale. La fortuna è una componente importante nel calcio, ma alla fine non andiamo al Mondiale dal 2014. Ma quello è il passato, pensiamo a domani”.
Paragonato al Mondiale 2006, quanto è importante questa gara?
“Quello è un altro mondo, sono passati talmente tanti anni che non ricordo nemmeno più le gare che ho giocato… E’ la più importante sì, per la responsabilità che mi sento addosso non c’è paragone”.
Le apprezza le qualità dell’Irlanda del Nord? “Dobbiamo essere bravi a non perdere le seconde palle, ad avere una buona percentuale di recuperi. A scappare in maniera corretta e non farci trovare piatti, quando impattiamo col centrale dobbiamo dare la giusta copertura. Non dobbiamo sottovalutare e pensare che il compagno ci mette una pezza, serve annusare il pericolo”.
Ci puoi raccontare un aneddoto di questi giorni che ti ha fatto aumentare la fiducia?
“Tre, quattro, cinque di loro a inizio ritiro non si reggevano in piedi e alla fine c’erano. Scamacca non è voluto andare a casa. Lo spirito mi è piaciuto, io mi diverto molto in campo con loro. Riesco anche a cazzeggiare qualche volta, ma poi ognuno sa stare al suo posto. Tutto questo però dobbiamo metterlo in campo e raccogliere quanto stiamo salutando”.
