Sono già passati 6 anni, e noi un giorno racconteremo ai nostri figli com’era il calcio durante il covid. Analizziamo i cambiamenti, in meglio o in peggio, che ciò ha comportato.
Com’erano le partite?
Stadi vuoti: assenza totale di qualsiasi forma di vita sugli spalti. Un clima surreale, ad azzerare l’impatto del fattore campo in qualsiasi trasferta. Ciò dava la possibilità di ascoltare qualsiasi dialogo in campo tra i giocatori. Sono rimaste nella storia le discussioni fra Ibrahimovic e Lukaku in occasione di un derby, Ibra e Zapata e sempre Ibra e Calhanoglu. Un bel caratterino insomma.
Ne ha risentito anche lo stile dei calciatori, che al rientro in campo, a causa della quarantena, si presentarono con dei capelli alquanto discutibili. Per non parlare delle mascherine per tutti, indossate più per coprire il mento che le vie respiratorie.
L’interruzione del campionato e di tutte le competizioni europee portò la Champions League a concludersi con una final eight in 10 giorni a metà agosto, in Portogallo, senza andata e ritorno. Ci ricordiamo tutti della cavalcata dell’Atalanta di Gasperini, beffata ai quarti dal PSG: Dea in vantaggio fino al recupero, poi Marquinhos prima (90’) e Choupo-Moting poi (93’) la ribaltano. Il Paris Saint-Germain andrà poi a giocarsi la finale contro il Bayern Monaco, perdendo però1-0 con gol dell’ex Coman.
Le squadre come reagirono?
Fu un periodo difficile per il calcio, con una pandemia che bloccò uno dei pilastri economici con oltre 140.000 posti di lavoro.
I giocatori, dopo 4 mesi dentro casa e una preparazione biasimabile, non sono tornati al massimo della forma, subendo alcune batoste che ancora oggi ricordiamo. Basti ricordare Barcellona-Bayern Monaco 2-8, un risultato mai visto in Champions League.
Per non parlare dei giocatori out a causa del Coronavirus. Non solo bisognava fare i conti con gli infortuni, ma per colpa del Covid tanti calciatori erano spesso indisponibili, decimando intere rose e gettando al vento interi campionati.
Ha fatto anche cose buone
Uno degli esempi più evidenti è l’introduzione dei cinque cambi a partita. Prima della pandemia, il regolamento permetteva solo tre sostituzioni. Nel 2020, durante la ripresa dei campionati dopo lo stop imposto dal Covid, la FIFA e l’IFAB decisero di aumentare temporaneamente il numero di sostituzioni per aiutare i giocatori a gestire il carico fisico, dato che le partite venivano giocate molto ravvicinate. Questa soluzione si è rivelata così utile che è stata poi resa permanente in quasi tutte le competizioni. Oggi i cinque cambi permettono una gestione più intelligente della rosa, riducono il rischio di infortuni e offrono più spazio anche ai giocatori che partono dalla panchina, cambiando completamente l’andamento delle partite.
Un altro effetto positivo riguarda l’attenzione alla salute dei giocatori. La pandemia ha portato le federazioni e i club a sviluppare protocolli medici più rigorosi, controlli sanitari più frequenti e una maggiore cura della prevenzione. Questo ha contribuito a rendere più professionale la gestione della salute degli atleti, non solo per quanto riguarda le malattie, ma anche il recupero fisico e la preparazione atletica.
Infine, la pandemia ha accelerato la digitalizzazione del calcio. I club hanno sviluppato nuove forme di coinvolgimento dei tifosi attraverso social media, contenuti digitali, abbonamenti online e piattaforme di streaming. Questo ha ampliato il rapporto tra squadre e sostenitori, permettendo di mantenere un legame anche quando gli stadi erano chiusi.

