Il dossier Baggio esiste: l’analisi del progetto

Al contrario di ciò che si è sempre pensato, sembrerebbe proprio che il tanto nominato Dossier Baggio esista e possieda una struttura capillare frutto di molte menti — oltre 50 persone — guidate dallo stesso Divin Codino, da Vittorio Petrone (allora agente di Baggio) e da Adriano Bacconi.

La storia di un documento dimenticato

“Rinnovare il futuro” è il titolo del famoso dossier presentato da Baggio nel 2011, dopo la sua nomina a presidente del Settore Tecnico della Federcalcio. Il documento, per quanto ne sappiamo, non fu mai preso in considerazione, tanto da portare Baggio alle dimissioni nel 2013. In quell’occasione, denunciò l’accaduto con un’intervista al TG1, portando con sé il fatidico faldone.

Per anni rimasto una leggenda, il Dossier Baggio è passato recentemente tra le mani dei giornalisti Giuseppe Pastore e Fernando Siani che, dopo una lettura rapida (per quanto concesso), lo hanno commentato con Vittorio Petrone in una puntata speciale del podcast di Cronache di Spogliatoio, “L’ascia raddoppia”.

Struttura e contenuti del ”Dossier Baggio”

L’intervista è stata breve, circa quaranta minuti, ma decisiva per cominciare a svelare i misteri del documento e darne prova dell’esistenza. Dai pochi scorci mostrati, si nota come il dossier sia stampato solo su un lato del foglio e con un’interlinea spessa; questo spiega l’abbondante numero di pagine — quasi 1000 — che ha reso la storia così emblematica e “memabile”.

Il dossier completo non è ancora consultabile (e verrebbe da dire “peccato”), ma nel podcast ne è stato svelato l’indice:

  1. Analisi del calcio italiano
  2. Overview internazionale
  3. Una mappa del progetto
  4. Organizzazione fase sperimentale
  5. Lo studio della tecnologia
  6. Lo studio della metodologia
  7. L’analisi dei costi

L’ultimo capitolo spiega nel dettaglio gli investimenti necessari e le attrezzature tecnologiche che la Federcalcio avrebbe dovuto acquistare. Un’analisi ossessiva, messa a punto con l’ausilio dell’azienda torinese Deltatre, che mirava a far capire quanto il progetto fosse serio.

Gli obiettivi: tecnica, etica e tecnologia

Sintetizzando, il Dossier Baggio puntava a tre obiettivi principali:

  • uniformazione e centralizzazione: definire uno standard comune per la crescita dei giovani talenti e dei tecnici;
  • istituzione dei CFF: creazione dei Centri di Formazione Federale come perni del sistema educativo;
  • linee guida FIGC: adozione di protocolli d’addestramento dettagliati sviluppati dal Settore Tecnico.

Il rispetto di queste indicazioni sarebbe stato monitorato tramite sistemi di controllo forniti da Deltatre, comprese telecamere per verificare che le sessioni di allenamento fossero conformi alle direttive. Nulla era lasciato al caso.

Una nuova filosofia per i giovani

Il dossier indica diversi esercizi divisi per fascia d’età. Sebbene non si conoscano i dettagli tecnici, la base prevede un’attenzione prioritaria alla tecnica individuale (controllo e gestione del pallone) rispetto alla tattica. Per i bambini e gli adolescenti si proponeva inoltre di:

  • togliere i risultati dalle partite per eliminare la pressione;
  • unire formazione calcistica e scolastica;
  • garantire supporto psicologico a ragazzi e famiglie.

Si tratta di modelli già attivi in grandi realtà come Inghilterra, Francia o Germania, ma anche in campionati “minori” come quello svizzero, che sta raccogliendo i frutti di questo metodo con la propria nazionale.

Costi e ostacoli politici

Secondo Petrone, l’obiettivo era smettere di avere squadre giovanili “figlie delle lobby dei procuratori”, puntando solo su talento e formazione. Il progetto richiedeva 12 anni (divisi in tre quadrienni) con un costo di circa 10 milioni di euro — una cifra contenuta per il mondo del calcio. Alle squadre professionistiche sarebbe stata chiesta una quota simbolica di 40-50 mila euro come segno di fiducia.

Nonostante la FIGC avesse inizialmente deliberato a favore, i fondi non arrivarono mai. Secondo Petrone, a opporsi furono i due organi più influenti della Federcalcio: la Lega Nazionale Dilettanti e l’Associazione Italiana Allenatori. Malgrado il tempo passato, Petrone è convinto che il progetto sia attuabile ancora oggi e si è detto disponibile qualora qualcuno decidesse di metterlo finalmente in azione.

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