La Federcalcio argentina (AFA), a pochi mesi dall’esordio al Mondiale, si è ritrovata negli ultimi giorni al centro di uno scandalo di vasta portata. Il presidente Claudio “Chiqui” Tapia è stato infatti rinviato a giudizio per evasione fiscale insieme ad altri quattro dirigenti, tra i quali il tesoriere Pablo Toviggino.
L’accusa riguarda l’appropriazione indebita di almeno 19 miliardi di pesos (circa 12 milioni di euro), derivante dal mancato pagamento di tasse e contributi previdenziali. Secondo il giudice incaricato, Diego Amarante, Tapia avrebbe agito consapevolmente; inoltre, il presidente dell’AFA risulterebbe indagato anche per riciclaggio e malversazione di fondi.
La Federazione ha respinto ogni addebito, sostenendo che l’inchiesta sia in realtà una manovra politica del presidente Javier Milei volta a forzare la trasformazione del calcio argentino in un sistema di società private.
La risposta di Messi e compagni
Sebbene i giocatori dell’Albiceleste abbiano scelto la linea della massima cautela, la Selección ha già lanciato segnali precisi.
In occasione della sfida contro la Mauritania, Messi e compagni si sono rifiutati di indossare una maglia a sostegno della dirigenza di Tapia. Un modo silenzioso per prendere le distanze dalla situazione senza innescare un conflitto aperto che danneggerebbe la squadra Campione del Mondo in carica.
A sottolineare il malcontento sono arrivate le parole di Rodrigo De Paul dopo il match contro lo Zambia:
“Sia chiaro che siamo calciatori, veniamo qui per giocare a calcio. Non ci immischiamo in politica, non capiamo queste cose. Chi dovrebbe occuparsi di politica sono i politici. Ci piace essere giudicati per quello che facciamo in campo, e questo è tutto. Cercheremo sempre di difendere la maglia della nazionale argentina, il posto che abbiamo conquistato con tanta fatica. Questo è il messaggio: veniamo qui per giocare a calcio e difendere il Paese come sappiamo fare, ovvero sul campo”.
Un campionato paralizzato
Nel frattempo, la situazione appare più delicata del previsto: nei primi giorni di marzo il campionato argentino ha visto la sospensione della nona giornata su richiesta dei club. Un segnale di protesta netto nei confronti della Federazione e del suo presidente, che proprio in quei giorni sarebbe stato fermato nel tentativo di lasciare il Paese.
Il calcio argentino, così come quello italiano, sta attraversando un momento di profonda crisi. Tuttavia è significativo come in Argentina le squadre e i giocatori stiano dando un segnale concreto di rivolta: una spinta al cambiamento che parte dal basso e che segna una distanza netta tra chi scende in campo e il caos del potere.
