Nel corso dell’ultima giornata di giornata di campionato, Marten de Roon ha superato Gianpaolo Bellini entrando nella storia dell’Atalanta con ben 436 presenze ufficiali registrate.
Dall’era Reja al trionfo in Europa
Dopo la breve parentesi al Middlesbrough, De Roon è diventato il punto cardine anche del centrocampo di Gian Piero Gasperini, sotto la cui guida è iniziata la rivoluzione atalantina culminata sul tetto d’Europa con la vittoria dell’Europa League nel 2024.
In tutti questi anni in nerazzurro, De Roon ha saputo incarnare i valori dell’Atalanta: il lavoro e il sacrificio per la squadra, uniti a innate caratteristiche tecniche di resistenza e precisione.
Oltre i confini di Bergamo: l’élite della Serie A
Con le sue 436 presenze, “La Diga” supera non solo Bellini ma anche altri pilastri della storia atalantina: Mario Pašalić (335), ancora suo compagno di squadra, Valter Bonacina (331), centrocampista bergamasco tra il 1986 e il 1999, e Berat Djimsiti (326).
Con le sue 436 presenze, ”La Diga”, supera non solo Bellini ma anche altri importanti pilastri della storia atalantina: Mario Pašalić (335), ancora suo compagno di squadra, Valter Bonacina (331), centrocampista bergamasco in maglia nerazzurra tra il 1986 e il 1999, e Berat Djimsiti (326). E non solo, Marten De Roon entra anche tra le grandi bandiere della Serie A, trovando posto nell’élite degli stranieri ad aver collezionato così tante presenze con una sola squadra, come Javier Zanetti (615) e Samir Handanović (380) con l’Inter, Marek Hamšík (408) col Napoli e Stephan Radu (349) con la Lazio. Uno dei pochi “nuovi” simboli di fedeltà nel calcio moderno.
Il custode dell’identità nerazzurra
Anche con Raffaele Palladino in panchina, l’olandese resta il leader carismatico del gruppo. Il suo contributo supera gli aspetti tecnici: Marten rappresenta il DNA del club, un pilastro che unisce generazioni diverse, pronto a guidare i nuovi talenti affinché possano raccogliere la sua eredità e quella della maglia nerazzurra.
