La domanda è: sta cambiando la geografia dello sport in Italia? Negli ultimi giorni abbiamo assistito a due imprese sportive delle varie nazionali del nostro paese: prima abbiamo battuto gli inglesi nel rugby, inventori del gioco e poi gli Usa nel baseball. Li avevamo già battuti altre volte, ma sempre formazioni minori, stavolta schieravano il Dream Team, compresa la stella Aaron Judge che guadagna 40 milioni di dollari all’anno. Mentre nel calcio continuiamo a prendere mazzate in Champions League, con l’ultima debacle dell’Atalanta contro il Bayern Monaco. Tra meno di due settimane l’Italia del calcio dovrà sfidare ai playoff l’Irlanda del Nord e poi eventualmente una tra Galles/Bosnia ed Erzegovina per andare al Mondiale, dove manchiamo da due edizioni. La questione rincorrente che viene sempre fuori è quella del talento nel Bel Paese, con le difficoltà del nostro Ct di trovare talenti nostrani.
Juventus, Milan ed Inter sempre più stranieri: dove sta il problema?
Oltre agli scarsi risultati con la Nazionale, eccezion fatta per la vittoria dell’Europe nel 2021 con Roberto Mancini alla guida, negli ultimi anni abbiamo fallito due qualificazioni ai Mondiali, oltre a ricevere delle sonore lezioni, come ultima quella contro la Norvegia il 16 novembre scorso. Se analizziamo quella formazione si può intuire diverse problematiche: tolto il gruppo dei giocatori dell’Inter (Bastoni, Dimarco, Barella, Frattesi e Pio Esposito, quest’ultimo non titolare nel XI di Gattuso), manca una vera colonna portante, con diversi giocatori tra i più importanti che giocano anche all’estero, primo di tutti Donnarumma. Ovviamente questo è uno dei problemi minori, che però aggiunto agli altri influisce sui risultati dell’ultimo periodo.
La Norvegia, dove il calcio non è sicuramente lo sport nazionale, ci ha superato perché ha investito sulla crescita dei propri giovani. Attraverso investimenti sui settori giovanili, crescita dei ragazzi della propria nazione e con riforme che vanno a premiare lo sviluppo dei giocatori norvegesi prima di quelli stranieri. Nella stagione 24/25 di Serie A la percentuale di calciatori stranieri si attestava attorno al 63,7%, posizionando il campionato italiano tra quelli con la più alta presenza di atleti esteri nelle “Big Five” europee. Questo trend è in costante crescita rispetto al 60,1% del 2023-2024, evidenziando una forte dipendenza estera. Inoltre squadre come Lecce, Hellas Verona, ma anche top team come il Milan, hanno fatto registrare percentuali di stranieri anche vicine al 90%.
In Spagna non si supera neppure il 40% di giocatori stranieri e questo implica una possibilità ai giovani canterani di crescere con costanza e di accumulare esperienza. L’altro elemento che rende la situazione più complessa è la politica economica che domina nel calcio italiano. A volte è proprio una questione “di vita o di morte” per diversi club, che senza gli introiti della Champions League o delle altre coppe europee non riuscirebbero a chiudere con il bilancio in positivo, finendo sotto la lente d’ingrandimento della UEFA.
Il talento in Italia c’è ma si è appassito. Servono interventi strutturali importante per rinvigorirlo, con strutture adeguate che non puntano solo all’aspetto tecnico-tattico ma anche a quello mentale e psicologico. La Serie B e le categorie inferiori sono già piene di talenti che potrebbero farsi valere, ma non devono essere visti come un parcheggio per chi non riesce a emergere, bensì come il trampolino di lancio per il grande calcio. Anche il progetto seconde squadre potrebbe essere una strada fine a sé stessa se non accompagnata da altri investimenti. Sicuramenti i social hanno aumentato alcune difficoltà, ma non può essere solo questa la scusa per fotografare la situazione del nostro calcio.

