Il Rayo Vallecano e tutto il quartiere di Vallecas (o Vallekas, come solitamente viene utilizzato qui) potrebbero compiere un’impresa storica per il club, i tifosi e i valori che rappresenta.
Oggi andrà in scena il secondo atto della semifinale di Conference League tra Strasburgo e Rayo Vallecano, gli spagnoli sono usciti vittoriosi all’andata per 1-0 e in Francia saranno chiamati ad un’impresa senza precedenti. La squadra di Madrid non ha, infatti, mai partecipato ad una finale di una coppa europea nella sua storia più che centenaria.
Un quartiere distaccato
Il Rayo è una squadra che rappresenta il quartiere popolare di Vallecas, a sud-est di Madrid, una volta indipendente, diviso in Puente de Vallecas e Villa de Vallecas per più di 300mila abitanti. Un quartiere, dunque, che non ha nulla a che vedere con la parte benestante della città, una differenza abissale con Atletico e Real di Madrid. A livello di campo il Rayo, negli anni, è diventata una realtà sempre più consolidata nel calcio che conta, da cinque anni gioca nella Liga, il principale campionato spagnolo. In 101 anni di storia ha disputato 23 stagioni nella prima divisione, 11 delle quali a partire dal 2010.
Lo stadio diroccato
Il loro stadio, l’Estadio de Vallecas è l’emblema dell’assoluto distacco che la comunità ha voluto dimostrare in confronto ad altre realtà a cui è “sottomessa” politicamente. Costruito nel 1976 contiene 14.708 posti a sedere, una delle capienza minori della lega a cui partecipa. La manutenzione totalmente assente, i bagni quasi inagibili, miracolosamente omologato per le partite europee. Però rappresenta la passione: di un popolo che non vuole perdere il proprio gioiellino, tra le case del proprio quartiere, con gli spalti a ridosso del campo, sole due tribune e una gradinata molto bassa ad ospitare i gruppi ultras, le persone sui balconi che si godono la partita dall’unico lato in cui non esistono seggiolini.
I biglietti per le partite casalinghe sono introvabili online, e riuscire a scovarli da fonti non propriamente raccomandabili è l’unica alternativa a fare una fila lunga ore e ore. C’è poi un unione tra la popolazione del posto fuori dal comune: in passato i tifosi trovarono e pagarono una casa a una donna anziana del quartiere, finita sotto sfratto, ora è aperta una sottoscrizione per un fondo di solidarietà a favore degli insegnanti degli asili nido, per ottenere contratti più equi.

Il tifo e la politica
Il Rayo ha una tifoseria di sinistra ed è chiarissimo questo elemento dai poster e soprattutto dalle idee che si hanno nei confronti del proprietario del club: Raúl Martín Presa. L’imprenditore 49enne acquisto la squadra a pochi spicci e la sua presenza nella destra politica ha scagionato malcontenti fin da subito tra i tifosi. Ma Presa non è solo questo, è colui che vuole cambiare l’ubicazione dello stadio facendo demolire lo storico e inimitabile ‘Estadio de Vallecas’, che non ha investito nulla né in campo sportivo né nelle strutture, dietro allo stadio c’era un campo oggi distrutto dove il fatiscente settore giovanile potrebbe allenarsi.
Il principale gruppo ultras del Rayo Vallecano sono i Bukaneros, attivi dal 1992. Noti per la sua forte identità antifascista, antirazzista e working-class, rifiutano il calicio moderno, dove il business vince sulla passione. Loro amano l’appellativo disprezzante usato dai quartieri più abbienti di “ultima squadra di quartiere”, e vogliono mantenerlo sempre come tale.

Altri due piccoli grandi passi
Oggi sarà il giorno della verità, e chissà che a Lipsia Iñigo Pérez e la sua ciurma, non potranno vivere una serata indimenticabile (in positivo naturalmente). Per portare in alto i colori del Rayo, la passione e i valori di Vallecas. Perché non si deve tifare per il Rayo Vallecano, ma per un club che rappresenta tutti quei quartieri popolari in giro per il mondo che vivono le stesse loro, e che per la prima volta nella storia calcio moderno potrebbe essere finalmente campione.

