Centimetri al servizio del gol
C’era un tempo in cui il centravanti sembrava destinato all’estinzione, sacrificato sull’altare del palleggio infinito e dei trequartisti “adattati”. Oggi, quel vento sembra essere cambiato, soprattutto in Serie A. La dimostrazione è arrivata anche nell’ultimo turno di campionato, dove la fisicità è tornata a essere il fattore determinante. Chiedere all’Inter, che ha scardinato il muro dell’Udinese grazie a Pio Esposito. Non solo gol, ma un lavoro sporco fatto di gomiti alti e protezione del pallone: il suo assist per Lautaro Martinez è il manifesto del “nuovo”, “vecchio” nove che non si vedeva da anni in Italia, capace di creare spazio dove non c’è.
Sentenza Füllkrug e il fattore Pellegrino
Se a Udine è servita la sponda, a Milano è servito il cinismo. Niclas Füllkrug ha deciso la sfida contro il Milan con un movimento da puro predatore d’area. Un gol che profuma di calcio d’altri tempi, dove il centravanti non chiede il permesso ma si prende la porta. Ma non sono gli unici casi, a Parma, assistiamo alla consacrazione di Pellegrino. Non è solo un finalizzatore, ma un vero e proprio fulcro di gioco. Regge l’urto delle difese da solo, permette alla squadra di salire e trasforma ogni pallone lungo in una potenziale occasione da gol. È l’ancora di salvezza del gioco gialloblù. Anche a Udine dove stiamo assistendo alla “rinascita” di Zaniolo, ma gran parte del merito va dato anche a Davis, capace con la sua fisicità di fare sponde e aprire spazi per il 10 bianconero.
Anche il “Padre” si è convertito
La prova definitiva del cambio di paradigma arriva dall’Inghilterra. Pep Guardiola, colui che ha reso il falso nueve un dogma universale, ha cambiato rotta. Il suo Manchester City oggi non può prescindere dal centravanti “vecchio stile”. Che sia per spaccare le difese chiuse o per avere un riferimento in area, anche il tecnico catalano ha capito che, a certi livelli, la presenza fisica nel cuore dell’area è un’arma a cui non si può rinunciare.

